San Lorenzo, tra fuochi e desideri

08 agosto 2018 16:04

Astronomia, religione, leggende e magia: la notte delle stelle cadenti affonda le sue radici nell’antichità e solo più tardi fu associata al martirio di San Lorenzo. Secondo la leggenda infatti, il giovane diacono Lorenzo fu arso vivo su una graticola, i cui carboni ardenti furono associati al fenomeno delle stelle cadenti, chiamate anche lacrime di San Lorenzo. Oggi però sappiamo bene che quelle che vediamo sono le Perseidi, uno sciame meteorico proveniente dalla Costellazione di Perseo.

San Lorenzo cosa ha a che fare con le stelle cadenti?

È patrono di diaconi, cuochi e pompieri. Fin dai primi secoli del cristianesimo, Lorenzo viene generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito della dalmatica, con il ricorrente attributo della graticola o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici, ai poveri.

È certo che Lorenzo è morto martire per Cristo probabilmente sotto l’imperatore Valeriano, ma non è così certo il supplizio della graticola su cui sarebbe stato steso e bruciato.

Si tratta di una leggenda che trova spiegazione in un passato che ancora ignorava l’astronomia, ma che ancora oggi viene tramandata: da qui infatti deriva il nome della notte di San Lorenzo, il ricordo proprio del santo che fu arso vivo sui carboni ardenti. 

Stelle cadenti, lacrime di san Lorenzo o Perseidi?

Le stelle cadenti che vediamo anche ad occhio nudo la notte del 10 agosto sono in realtà le Perseidi, uno sciame di meteore (detriti di polveri e ghiaccio) che attraversano la Terra durante il periodo estivo e che devono il loro nome alla provenienza dalla costellazione di Perseo.

Le Perseidi sono visibili da fine luglio a fine agosto, raggiungendo il picco tra il 10 e il 12 agosto. Il fenomeno ha origine dal passaggio della cometa Swift-Tuttle intorno al Sole. La cometa è passata vicino alla Terra nel 1992 e ripasserà nel 2126.

Le meteore del 10 agosto sono anche dette “Lacrime di San Lorenzo” perché, secondo la leggenda, sono le lacrime versate da San Lorenzo durante il suo supplizio, lacrime che vagherebbero eternamente nei cieli, e scenderebbero sulla terra solo in questo giorno.  Il riferimento è anche alla poesia “X Agosto” di Giovanni Pascoli, in cui parlava di queste stelle come delle lacrime del santo, disperato per le malvagità del mondo.

Le stelle cadenti del 10 agosto sono anche detti “Fuochi di San Lorenzo in quanto associati ai carboni ardenti su cui il Santo fu martirizzato (su una graticola, il suo emblema).

In ogni caso, la tradizione di questa notte ha creato un’atmosfera ricca di speranza: si crede infatti che si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di san Lorenzo e il rituale più diffuso prevede che a ogni stella cadente si pronunci l’avvenimento auspicato.

Dove guardare per vedere le stelle cadenti?

Gli esperti suggeriscono di non guardare direttamente la costellazione di Perseo, perché quello è solo il punto di origine geometrico da cui queste meteore si irradiano in tutte le direzioni, ma di stendersi e guardare verso lo Zenit (il punto più alto del cielo), così da coprire con lo sguardo il maggior campo visivo.

Come si esprimono i desideri?

Per far sì che si avveri il desiderio espresso al passaggio della stella cadente non basta pensare a ciò che ci auspichiamo si possa verificare, ma bisogna anche recitare la formula “stella, mia bella stella, desidero che…”